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Seguimi

 

IV Ambr. C2

SEGUIMI

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Sabato è stata la Festa della presentazione al Tempio di Gesù, festa della vita consacrata, domenica la Festa della Vita, abbiamo celebrato la divina clemenza e abbiamo amministrato due battesimi, a una bambina e  a un bambino, che così hanno iniziato il cammino della loro vita di discepoli di Gesù.

Il Vangelo ci ha ricordato che Gesù passando, vide un pubblicano di nome Levi  e disse: seguimi! Anche oggi Gesù vede te, e ti dice una parola.

È  la stessa Parola che ha creato il mondo, è la stessa parola che ha creato il primo uomo, la prima donna. Questa parola che un giorno è stata rivolta a Levi, una Parola ricca di amore, che dona speranza, una Parola che ti accoglie così come sei, che indica un cammino, una Parola che da vita…

Oggi Gesù la rivolge a te: “Seguimi”, impara da me, vienimi dietro.

A quella Parola, Matteo si alzò (voce del verbo risorgere) e lo seguì.

Ora sta a te rispondere a quell’invito, lascia il tuo banco delle imposte che ti tiene prigioniero delle cose di questo mondo, e mettiti al suo seguito.

Fissa il tuo sguardo nel suo, così pieno di amore  e lasciati guidare da Lui.

Come Matteo, fallo entrare nella tua casa e fai festa con tutti.

Il banchetto di Gesù con i pubblicani e i farisei ci rimanda al banchetto della Domenica dove Gesù si siede con noi e ci dona la sua divina misericordia.

È singolare accorgersi che a questa mensa, dove Gesù sta seduto, accorrono “molti pubblicani e peccatori”. La comunità cristiana, la Chiesa, non è infatti composta di puri, ma da tutti coloro che, pur sentendosi profondamente indegni – a partire da Pietro stesso che dirà a Gesù: “Signore, allontanati da me perché sono un peccatore” (Lc 5,8) sino al centurione: “non mi sono neppure ritenuto degno di venire da te” (Lc 7,7) –, tuttavia si sentono coinvolti proprio da Lui, sino ad essere i Suoi commensali.

Purtroppo, ma realmente, la comunità dei discepoli è composta da peccatori riconosciuti e che sanno riconoscersi tali, ma, anche, forse seduti alla stessa mensa, da farisei, che si ritengono giusti. Come capita spesso, questi ultimi non hanno il coraggio di rivolgersi direttamente a chi presiede, Gesù, impegnato con i peccatori, ma “sparlano con i discepoli“. La commensalità di Dio con gli empi ha sempre costituito un problema per i benpensanti. Ma a partire da Gesù questo falso principio viene rovesciato: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.” Gesù, come medico, non ama certo la malattia: odia il peccato, come vorremmo anche noi, ma ama con una tenerezza infinita i peccatori malati. Conosce profondamente i loro bisogni e tutte le loro necessità, proprio perché non sono i sani che “hanno bisogno del medico, ma i malati”. E l’intensità della misericordia nei loro confronti è proporzionale alla conoscenza del loro peccato e alla suprema libertà da esso. Preghiamo allora Gesù: “guardami in profondità, liberami dal fare affidamento sulla mia “giustizia”, sui miei sacrifici. Salvami per la tua misericordia e rendimi capace di misericordia verso gli altri.”

                                                                                                                        Don Mario

Ultimo aggiornamento ( Sabato 02 Febbraio 2013 14:06 )