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Abbi pietà di me peccatore

 Ultima dopo Epifania B

 

ABBI PIETÀ DI ME PECCATORE

 

Il Vangelo di ieri, con l’episodio del fariseo e del pubblicano, ci ricorda l’importanza di essere umili.

Non basta la costanza e la fede perché la nostra preghiera sia esaudita, occorre l’umiltà.

Ma cos’è l’umiltà?

È uno stile di vita, un modo di essere, di fare, di pensare, proprio di chi si sente “humus”, terra, creatura nelle mani di Dio.

È  l’atteggiamento di chi riconosce gli altri superiori a sé, di chi non si sente al centro dell’universo e non pensa di essere lui il tutto, il primo ma di venire sempre dopo, di non essere autosufficiente e di dipendere da un Altro.

L’umiltà è l’esatto contrario dell’orgoglio, della pienezza di sé, dell’egoismo e quindi del peccato.

Umile è colui che non fa confronti con gli altri per denigrarli o per sentirsi di più di loro come il fariseo della parabola.

Umile è colui che non vanta diritti nei confronti di Dio, sa che tutto non gli è dovuto.

Umile è quindi colui che obbedisce a Dio, che cerca la sua volontà perché sa che è vera, giusta e porta alla gioia anche se a volte ci fa passare attraverso tante difficoltà.

Certamente Gesù è il vero modello di umiltà, Lui che ha obbedito fino in fondo alla volontà del Padre, Lui che ha preso la nostra carne per salvarci, si è fatto ultimo per amore…

Ecco allora quale deve essere l’atteggiamento giusto del credente: riconoscere il primato di Dio, sapere che Lui è prima di tutto e di tutti, sapendo che Lui è Amore e che quindi non può volere altro che cose belle, buone, giuste, che non vede l’ora di perdonarci, che “se anche i monti si spostassero, e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace, dice il Signore che ti usa misericordia” (Isaia, 54, 9-10; prima lettura di ieri).

Di fronte a questo amore, di fronte a questa segno umile di amore per noi che è l’Eucarestia, ecco che l’atteggiamento più vero, la preghiera più bella che può scaturire dal nostro cuore è proprio quella del pubblicano: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore!”.

Queste sono anche le parole della preghiera continua che il “pellegrino russo” aveva scoperto e che diceva centinaia, migliaia di volte al giorno coordinandola con il proprio respiro, cercando di vivere così, ogni momento della sua giornata, in compagnia del Signore.

Prova anche tu a ripetere lentamente queste parole che, in fondo, sono l’essenza della nostra preghiera….

…. E magari, approfitta di questo momento per accostarti con umiltà all’amore misericordioso di Dio e celebrare il suo perdono.

                                                                                     Don Mario 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 19 Febbraio 2012 00:34 )