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Come uno di famiglia

 

COME UNO DI FAMIGLIA

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Se la preghiera è l’incontro con Gesù e un dialogo con Lui, ecco che l’episodio del Vangelo di ieri e cioè l’incontro di Gesù con la Samaritana può aiutarci ad aggiungere qualche elemento alla nostra riflessione sulla preghiera.

Innanzitutto il luogo, il pozzo, che, se non proprio deserto è comunque lontano dalla città, dal villaggio, dal rumore e dalle preoccupazioni, dal frastuono della vita di ogni giorno. Anche l’ora dell’incontro: mezzogiorno, l’ora più calda, ci sono solo due persone on giro, la donna e Gesù, tutto attorno c’è silenzio.

Proprio le condizioni adatte alla preghiera.

Ma come sempre c’è anche la tentazione: la donna fa fatica a comprendere quello che dice Gesù, ci mette un po’ a lasciare le sue convinzioni, i suoi pensieri e preoccupazioni che l’assillano, prima fra tutte l’acqua da portare a casa, non è troppo docile alle parole del Signore ma non può sottrarsi alla carica di affetto, di amore e di apertura di questo “strano giudeo”.

Superando le tentazioni riesce ad aprire il suo cuore a Gesù, lasciando entrare nel suo cuore quella Parola che le parla della sua vita, della sua grande sete d’amore che nemmeno cinque mariti erano riusciti a soddisfare, quella parola che non giudica ma porta luce, chiarezza e soprattutto gioia, una gioia così grande che trasforma la sua vita, “lascia la brocca” e corre a condividere con tutti la gioia dell’incontro con il Signore.

Le domande della samaritana ci aiutano a scoprire due cose nuove nel nostro cammino sulla preghiera.

“Dove bisogna pregare? … Solo a Gerusalemme bisogna pregare?”

Quante volte anche noi praticamente facciamo della chiesa l’unico luogo di preghiera.

Gesù risponde dicendo che i veri adoratori del Padre, non sono legati solo a cose esteriori o a luoghi, ma pregano il Padre in Spirito e Verità. La casa, il viaggio, persino un cellulare possono essere strumenti o luoghi di preghiera.

Questo non vuol dire che non dobbiamo più andare in chiesa o a Messa o dire preghiere a memoria.

Ma, secondo il linguaggio del Vangelo di Giovanni il vero credente è colui che vive nel profondo la comunione con il Padre attraverso lo Spirito (Santo) e la Verità (cioè Gesù, via, Verità, vita).

Pregare il Padre allora non è questione di luogo o di cose da dire o da fare ma è vivere uniti al Figlio e allo Spirito, entrare a far parte della stessa famiglia di Dio.

Ogni casa, ogni famiglia ha il suo stile che la distingue da qualunque altra. Così, quando preghi entri a far parte di una famiglia speciale, della famiglia della Trinità…respiri anche tu il clima di amore, di dono, di rispetto dell’altro e della sua diversità, di creatività, di meraviglia e di accoglienza che c’è nella famiglia di Dio.

Allora dentro di te sgorga quell’acqua di cui Gesù parla alla donna, quella sorgente che non è nient’altro che lo Spirito Santo che ci muove, ci fa vivere, ci fa assomigliare a Gesù.

La preghiera allora è accorgerci di questa nostra ricchezza e lasciar parlare lo Spirito che c’è in noi.

Pregare allora è stare nella casa del Padre, godere della gioia della famiglia di Dio, stare seduti attorno al caminetto in questa casa così dolce e serena che è la casa della Trinità.

Allora non dobbiamo preoccuparci tanto del luogo della preghiera o di cosa dire perché tutto potremo vivere come preghiera se vivremo in Spirito e Verità e l’assemblea dell’Eucarestia diventerà il momento più grande del nostro cammino di preghiera perché realizzerà la nostra vocazione di comunione con il Padre e con i fratelli.

Sostiamo allora un po’ davanti al Signore e lasciamoci guidare dal suo Spirito per vivere in pieno la nostra appartenenza a Lui, alla sua famiglia.

                                                                                                                        Don Mario 

Ultimo aggiornamento ( Sabato 20 Febbraio 2016 10:43 )