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Le opere di misericordia corporali

 

LE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALI

ALLOGGIARE I PELLEGRINI

 

 

“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il premio preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché ero forestiero e mi avete ospitato”.

“Signore, quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato?”.

“In verità vi dico: Ogni volta che avete fatto questo a uno di questi più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25).

Gesù, tu hai detto: “L’avete fatto a me”

Tu hai detto, caro Gesù: “Ero forestiero e mi avete ospitato”. Ma non è facile vedere te nel mio prossimo, vederti nello straniero o anche solo nei vicini di casa, nei miei parenti.

Non ho fatto abbastanza largo nei miei pensieri alle tue parole, ai suggerimenti dello Spirito Santo, ai suoi impulsi che mi dicono di amare in modo pratico il prossimo come me stesso.

Non ho aperto il mio cuore all’amore del Padre che ci ha fatto il grande regalo di mandare te, mio buon Signore, qui su questa terra. Si è lasciato inchiodare alla croce, per prepararci una dimora in cielo e abbracciare tutti noi peccatori per accoglierci nel suo regno. Tu sei amore e misericordia per tutte le creature umane, senza distinzione di razze e di nazioni.

E io non posso e non voglio fare altro che imitarti, caro e adorato Gesù!

Ero forestiero e mi avete ospitato

È vero, Signore. Di fronte al problema dei migranti noi cristiani dobbiamo fare il nostro bel esame di coscienza.

Quando impareremo a non mostrare indifferenza né tanto meno freddezza, sospetto e ostilità, riguardo ai migranti, soprattutto se sono donne e bambini?

Ci dobbiamo specchiare nel tuo Vangelo, caro Gesù. È giusto pensare con serietà alla conversione del nostro modo di pensare e di agire. Vogliamo ospitare, almeno nel nostro cuore, tanta povera gente che sbarca ogni giorno sulle nostre coste. Pensiamo ai nostri parenti e amici che hanno dovuto emigrare in condizioni di vera povertà. La Bibbia lo ricorda agli Ebrei: “Tu amerai il forestiero come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto” (Lv 19,34).

Come sei buono, Gesù, che accogli anche me, con amore, tutte le volte che mi allontano da te.

Tu mi consoli, asciughi le mie lacrime e fasci le mie ferite.

Abramo accoglie i tre forestieri alle querce di Mamre

Abramo e Sara offrirono ai forestieri acqua per lavarsi e prepararono per loro un pasto abbondante fatto di focacce di fior di farina, di latte acido e latte fresco insieme con un vitello tenero preparato per l’occasione.

Caro Gesù, i nostri padri hanno visto in questi tre personaggi, ai quali Abramo si rivolse al singolare l’annuncio del mistero della Trinità. Già da allora, dunque, Dio ci comanda di vederlo e di accoglierlo nei viandanti che passano davanti alle nostre case, e riserva a coloro che praticano l’ospitalità dei grandi favori, come fu per Abramo e Sara che ebbero il dono di un figlio.

Lazzaro e le sorelle Marta e Maria hanno sempre offerto la loro casa come rifugio e dimora sicura a te e per i tuoi discepoli, e tu li hai ricompensati con la tua amorosa simpatia, e nel momento più tragico ridonando la vita al fratello.

Per questo tu sei venuto e per questo sei morto sulla Croce: perché amiamo il Padre tuo con tutto il cuore e perché ci amiamo a vicenda non con le parole ma con i fatti. Grazie, Gesù. Donaci il tuo Santo Spirito perché ci dia la forza e il coraggio di accogliere tutti.

 

VISITARE I CARCERATi

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 “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il premio preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ero carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,36).

Ci troviamo di fronte a un mondo conosciuto soltanto attraverso i giornali e la televisione per alcuni episodi sconcertanti che avvengono nelle carceri, e per le tristi vicende di coloro che per il desiderio di sfrenata libertà e cupidigia, rovinano sé stessi e le loro famiglie.

Possiamo affermare che è dovere dei discepoli di Gesù Cristo conoscere questa triste situazione e usare misericordia, almeno nel profondo del nostro cuore. Consideriamo la gran compassione che il nostro Maestro ebbe per noi uomini prigionieri del peccato e della morte.

Possiamo condannare tutti questi mali che mettono a repentaglio la buona e serena convivenza umana, ma come credenti dobbiamo avere sentimenti di compassione, di pietà per chi ha sbagliato, pur lasciando che la giustizia faccia il suo corso.

Ero carcerato e mi avete visitato

Caro Gesù, se io mi decidessi di far visita ai carcerati, difficilmente mi concederebbero il permesso.

Però noi possiamo sempre fare qualche cosa di bello e di importante. Possiamo seminare fiducia e comprensione nei confronti di chi ha sbagliato e donare speranza verso un futuro migliore. Dobbiamo pregare perché chi è in carcere usi il tempo che ha a disposizione per convertirsi e soprattutto perché possa trovare un giorno chi gli offra la possibilità di una nuova vita.

Un’altra cosa posso fare: Avere compassione di questi fratelli che hanno sbagliato. Sono esseri umani per i quali, Gesù, tu hai sofferto e hai versato il tuo sangue. Anche di loro e della loro condizione tu ti interessi con amore perché “il Padre vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tm 2,4).

E ancora: come preghiamo per tante intenzioni, così non dobbiamo dimenticare di pregare anche per i carcerati e per le loro famiglie che trascorrono anni difficili per questa terribile situazione.

“Lo Spirito del Signore mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione, per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore (Lc 4,18).

Apri i nostri occhi, Signore, perché non si fermino egoisticamente su noi stessi ma sulle necessità e i tormenti del genere umano.

L’Anno santo porta con sé un forte richiamo in favore di coloro i quali, a motivo della loro cattiva condotta, scontano nelle carceri una pena. E non sono pochi gli innocenti che trascorrono lunghi anni in cella o che sono condannati a morte. Illumina i giudici perché tentino tutte le strade per arrivare alla verità, e dà la forza della fede ai condannati.

Se è giusto che ognuno paghi fino all’ultimo centesimo è pur sempre vero che noi cristiani abbiamo l’esempio tuo, Gesù, che hai detto: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno (Lc), e che lo Spirito Santo che abita in noi ci sospinge alla misericordia e alla compassione.

Le carceri sono troppo affollate e i carcerati vivono in condizioni inumane. Troppe volte il carcere è il luogo del vizio e dell’ozio, dove si respira violenza, e difficilmente uno vi esce più buono.

Tutti siamo chiamati dal tuo Vangelo a mettere ordine nei nostri giudizi riguardo ai detenuti. Se io non avessi avuto l’educazione che ho avuto dove sarei potuto finire?

Ti preghiamo, Gesù, libera i carcerati ma anche tutti oi dal male che ci incatena.

 

Don Mario

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 18 Febbraio 2016 21:28 )